COLONNA VERTEBRALE SECONDO IL CONCETTO DELL’OSTEOPATIA BIOMECCANICA FUNZIONALE DINAMICA®

 

Preambolo sulla colonna vertebrale
Il rachide è spesso considerato come una regione distinta, difficile da comprendere in maniera approfondita a causa della sua complessità.
La colonna vertebrale è poliarticolata, rappresenta il nostro asse geometrico e collega i due cingoli - scapolare e pelvico - e la testa, pertanto ammortizza le costrizioni che arrivano da queste regioni del corpo. La zona deputata alle compensazioni è rappresentata dal tratto toracico.
Inoltre, è in rapporto con la cassa toracica e con la cavità addominale in una relazione contenente-contenuto.
Questo capitolo presenta a grandi linee qual è l’approccio alla colonna vertebrale in Biomeccanica Funzionale Dinamica®.

Vocazione funzionale della colonna vertebrale
La colonna vertebrale è il principale sostegno del corpo umano. La sua vocazione primaria è la stabilità, come il termine stesso di “colonna” richiama. Essa rappresenta l’impalcatura del resto del corpo. La seconda vocazione è paradossalmente la mobilità, innanzitutto per orientare la testa, grande sistema di controllo centrale, e successivamente per aiutare e amplificare i movimenti dei cingoli.
La colonna protegge anche il sistema nervoso centrale che talvolta potrà disturbare o essere disturbato.
Le curve del rachide, cifosi e lordosi, hanno funzioni differenti. Le cifosi hanno una funzione di protezione e le lordosi una funzione di mobilità. Il cranio, essendosi formato attraverso l’evoluzione dall’unione di più vertebre, potrebbe essere paragonato a una cifosi esaminando la sua componente occipitale, avente per scopo di proteggere l’organo nobile, rappresentato dal cervello. L’osso sacro, composto dall’unione di cinque vertebre in cifosi, da parte sua è destinato a proteggere - nella struttura del bacino - gli organi della riproduzione per la prosecuzione della specie. Infine la cifosi dorsale, che forma la parte posteriore della gabbia toracica, zona formata da articolazioni che consentono poco movimento, e che contiene e protegge gli organi vitali, rappresentati dall’insieme cuore-polmoni. La gabbia toracica di cui riparleremo più avanti, non ha come vocazione primaria la mobilità.
Le lordosi, per contro, sono le zone di maggiore mobilità e, in quanto tali, esposte maggiormente alle disfunzioni. Il tratto cervicale e quello lombare, quindi, sono deputati alla mobilità, specialmente nei tratti alti come il passaggio tra occipite atlante e C2 nelle cervicali, e il passaggio toraco-lombare considerando la lordosi lombare.

Biomeccanica della colonna vertebrale
Solitamente lo studio della colonna vertebrale viene suddiviso in differenti moduli: colonna cervicale, colonna dorsale, colonna lombare, seguendo Sir Charles Bell (1774-1842) che affermava: “Il corpo è un impilamento di differenti moduli”, ma secondo noi è necessario studiare e comprendere il rachide secondo due visioni diverse: il rachide funzionale con visione tradizionale e il rachide dinamico, tipica analisi dell’Osteopatia BFD®.

Rachide funzionale
Il primo a cui si deve un tentativo di analisi globale del rachide funzionale, è stato il Dott. J. M. Teyssandier, che in un articolo1 scritto nel 1988, basandosi sui lavori degli americani G.G. Gregersen e D.B. Lucat2 descritti nel Kapandji, parlava dell’importanza della cerniera funzionale toracica nel “mal di schiena”. In questo esperimento, i due ricercatori americani con un intervento in anestesia locale avevano impiantato degli anelli metallici in ciascuna delle spinose delle vertebre toraciche e lombari di un soggetto e avevano misurato il loro spostamento angolare per mezzo di sensori elettronici molto sensibili.


Figura 1 Rachide funzionale (Teyssandier; Archivio Edi.Ermes).

Avevano potuto così constatare che la rotazione massimale dovuta all’inversione del movimento direzionale dei cingoli si situava tra T7 e T8; da cui derivò l’idea della cerniera funzionale. Effettivamente in fisiologia articolare non sapremo mettere in dubbio le solide fondamenta di queste analisi, ma sicuramente non in dinamica. Non si è mai vista una vertebra “mettersi in disfunzione” durante la normale deambulazione e l’analisi di Teyssandier non non è secondo noi pertinente per quanto concerne le disfunzioni somatiche (Fig. 1).

Rachide dinamico
Osservando il rachide nel suo insieme e analizzandolo sul piano funzionale, ci si rende conto che la parte alta - testa/colonna cervicale/cingolo scapolare - funziona nello stesso modo della parte bassa - gabbia toracica/colonna lombare/bacino. Infatti, nella parte superiore, la testa, vero e proprio radar, necessita di un sistema a cardano posto nella sua parte inferiore per potersi orientare; questo sistema è rappresentato dall’insieme occipite/atlante/asse. Tra la parte cefalica e il cingolo scapolare si trovano sette vertebre tra cui l’ultima, C7, forma con la prima vertebra toracica una zona di transizione, di ammortizzazione, tra una parte più o meno mobile e una parte relativamente fissa, l’orifizio superiore del torace. Non si tratta in alcun caso di una cerniera (Fig. 2).


Figura 2 Concezione dinamica della colonna vertebrale (Archivio Edi.Ermes).

Al di sotto, il tronco presenta un’organizzazione similare. Abbiamo una gabbia toracica non organizzata per il movimento, con una certa rigidità, dovuta da una parte alla presenza delle coste e dall’altra alla respirazione, dal momento che, per metà del tempo, durante l’inspirazione, essa diventa come una “cassa pneumatica” rigida.
Abbiamo inoltre un sistema a cardano, argomento che verrà sviluppato con la gabbia toracica, rappresentato dalle vertebre toraciche T11 e T12, situato nella sua parte inferiore e una zona di transizione con il bacino tra una parte relativamente mobile, la quinta vertebra lombare L5, è una parte relativamente fissa, l’osso sacro, preso tra le due ossa iliache.
In catena aperta un movimento di rotazione ad esempio si andrà a focalizzare in priorità sulla zona toraco-lombare. In catena chiusa sono dapprima gli arti inferiori che eseguiranno una torsione per poter dirigere il bacino e, in seguito, con il bacino fisso, entreranno in gioco le articolazioni di T11 e T12, e anche T10 e L1.
Le due zone menzionate sono dei cardani: il cardano sotto-occipitale e il cardano toraco-lombare. Entrambi sono composti da una parte destinata alla flessione C0 e L1, da una parte per effettuare la rotazione C1 e T11 e, infine, da una terza parte per l’inclinazione C2 e T12. I cardani di questo tipo richiedono un insieme di tre componenti di concezione differente.
Il termine cerniera non è appropriato nel senso che essa non ha che un solo asse di movimento e che una delle caratteristiche della biomeccanica umana è evidentemente la tridimensionalità.

1 M.J. Teyssandier. La Charnière Fonctionnelle Thoracique. Revue de Médecine Orthopédique. 1988; 14:xx.
2 G.G. Gregersen, D B. Lucat, An In Vivo Study of the Axial Rotation of the Human Thoracolumbar Spine. Journal of Bone and Joint Surgery, 1967;49:247-262.